Nuvole tra la nebbia

Pubblicato il 13/02/2018

Foto. (M. C. C.)

Alzo gli occhi al cielo e vedo macchie tenuemente colorate.

Niente perimetri perfettamente disegnati,

sono nuvole anarchiche, camminano e corrono lente,

nello spazio infinito che a loro invidiamo.

Tra cielo e nebbia, spaziano,

e si riposano su questo bianco, soffuso,

come carta in attesa d’acquerello.

Spesso si spingono sempre più in alto e danzano,

lassù, consapevoli di essere trasparenti

alla nostra vista, disabituata all’attenzione dell’infinito.

Sono libere e, la loro consistenza elastica gli consente

di allargarsi e restringersi a piacimento,

mostrandoci una miriade di forme.

Nello spettacolo possono diventare animali,

sagome umane, oppure, entrando nel cuore umano,

ci materializzano i nostri cari mancanti per

rivederli e iniziare o seguitare un discorso dimenticato.

Un volto, un naso a punta, aquilino,

un uomo con la barba, macchie che paiono capelli

e le bocche, che sempre mi commuovono,

quando, spalancate a dismisura,

quasi spezzando a metà il viso, mi rammentano

i vecchi parcheggiati nei corridoi degli ospedali,

che anelano a “zic’atra” vita, nello sforzo disumano

di catturare l’aria con un respiro.

Forse, sono solo urli, chissà, la mente a volte travisa.

Schiena a terra e naso in su, per fissarle meglio,

ci sorprende con quanta generosità,

ci invitano ad immaginare forme a piacimento,

come l’arte di un concetto accende lo spirito nelle persone attente.

Velocissime nei cambiamenti, ci spiazzano

per la quantità di abiti che indossano e, pavoneggiandosi,

sfilando come modelle in passerella,

se consce della nostra attenzione.

A volte si uniscono e nasce una grandissima nuvola,

Anche il mare, con la sua moltitudine di bollicine,

è in grado di trasformare se esso, in un’enorme onda,

per copulare tra il basso e l’alto in comunione.

Ciò è visibile se guardiamo intensamente ed a lungo,

senza stancarci, finché non se ne accorgono.

A volte diventa un loro discorso privato,

e, le stesse, apprezzerebbero un poco di intimità.

Durante il giorno, cambiano spesso colore,

sono bianche come gli abiti delle spose sull’altare,

dato che, il sole, all’alba sorge e le invade dei suoi raggi,

ma, al tramonto, quando la notte abbraccia la terra

con il suo manto scuro, loro l’accolgono

cambiando la tavolozza: ora sono fauves, sono protagoniste.

Spaziano tra i rossi accesi, e, come avessero una bacchetta magica

li trasformano in un’altra miriade di toni, come

i rosa, i viola, i grigi, infine al re oscuro: il blu,

consci della velocità del tempo, dipingono definitivamente la notte.

Si spostano dal mare al verde della vegetazione,

s’insinuano cautamente negli spazi più nascosti,

piano, pianissimo,

mentre la terra si addormenta,

in un dignitoso silenzio.

Per noi lo spettacolo seguita, tra le stelle notturne,

in una nuova avventura, ma,

nell’altra parte del pianeta, tutto inizia di nuovo

tra una nuvola e l’altra,

nel primo scintillante candore, poi,

con le scie colorate del tramonto,

lassù, tra cielo e nuvole.

(Maria Celeste Cipolla)