Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio cenni storici

Davide con la testa di Golia, in dettaglio: il volto sarebbe quello dello stesso Caravaggio, è stato realizzato tra il 1609 ed il 1610 e conservato nella Galleria Borghese di Roma.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, fu uno dei più grandi pittori della fine del”600, innovativo per lo studio della luce e del chiaroscuro e per aver usato come modelli persone di strada. Ebbe vita breve e travagliata.
Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, nacque in Lombardia nel 1571 in una famiglia agiata, aveva parenti anche nella Chiesa, dunque un buon ambiente culturale. Lì visse fino a quattro anni. Quando scoppiò un’epidemia di peste, la famiglia si rifugiò a Caravaggio dove l’artista crebbe e pese il nome che lo rese famoso. Il trasferimento non risparmiò suo padre che fu contagiato dalla peste e morì.
Non ci sono molte notizie relative alla sua giovinezza. Ricevette comunque l’educazione a Milano, a quell’epoca una delle più grandi città culturali. Fu governata dalla Spagna fino agli inizi del Settecento. In seguito morì anche sua madre e un fratello, quelli rimasti si spartirono l’eredità. A Caravaggio gli bastò per circa due anni, poi dovette fare i mestieri più umili. All’inizio dipinse opere erotiche per collezionisti privati ma dopo la prima collezione pubblica, le grandi tele per Chiesa di SanLuigi dei francesi, si dedicò a soggetti religiosi per tutta la vita. In sette anni realizzò una serie di opere che cambiarono il corso della storia dell’arte. Entrò a servizio del cardinale Francesco Del Monte rimanendoci per tre anni.
Ebbe molte commissioni per la sua fama che si diffuse in tutta l’Europa. Artista fra i più grandi di tutti i tempi, alla fine del Cinquecento, Caravaggio dà alla pittura una carica innovativa: adesione alla realtà, drammatizzazione attraverso un uso rivoluzionario della luce. Nelle sue opere anche a carattere religioso, mette in scena persone in carne e ossa, vere e sanguigne, spesso prese tra la gente dal popolo al posto delle figure tradizionali idealizzate. Dà vita ad una luce quasi artificiale, teatrale che enfatizza cose, gesti, espressioni, sottolineando la dinamicità e la drammaticità dell’azione. Allora le figure venivano create per soddisfare l’amore per il bello piuttosto che per la verità.
Caravaggio si espresse invece con grande realismo. L’uso del chiaroscuro fu un argomento controverso dagli artisti di allora e anche in seguito. Tanto per citarne qualcuno: gli impressionisti. Si recò a Roma a circa vent’anni, secondo la biografia di Giulio Mancini. Il Caravaggio aveva studiato diligentemente, ma il suo carattere focoso gli procurò dei guai. Nel 1606, giocando a pallacorda (una specie di tennis), litigò con l’avversario, Ranuccio Tommasoni e lo uccise. Abbandonò la città e trascorse circa quattro anni da fuggiasco aspettando la grazia. In ottobre si trasferì a Napoli, lontano dalla giurisdizione della giustizia romana. Non ebbe difficoltà ad avere commissioni per l’enorme fama. Vi rimase nove mesi e poi si trasferì all’isola di Malta fino all’anno successivo.
Realizzò vari dipinti tra cui una straordinaria: Decollazione di San Giovanni Battista. Lavorò al servizio dei Cavalieri di Malta, membri di un antico ordine militare religioso, governatori dell’isola. Fu fatto Cavaliere dell’ordine per i servizi resi. Ma una lite con un Cavaliere. lo condusse in prigione dove riuscì a fuggire e si nascose in Sicilia. Contrariamente al comportamento delle autorità romane che non lo ricercarono, i Cavalieri Di Malta si accanirono contro lui gridando vendetta. Il Belliri scrisse che la paura lo spinse a spostarsi da un luogo all’altro.
Nonostante questo, trovò il tempo per dipingere. tornò a Napoli dove venne ferito gravemente al volto, probabilmente da uno dei Cavalieri che lo ricercavano. S’imbarcò per Porto Ercole, in Toscana dove restò vittima di un’autentica beffa del destino: appena sbarcato, fu scambiato per un’altra persona e arrestato Al rilascio la nave era già partita e lui pensò che tutte le sue cose se ne andavano con essa non sapendo che i suoi bagagli erano stati messi in un magazzino. Così rincorse inutilmente la nave sulla sabbia sotto un sole cocente in preda all’ira e alla disperazione. L’immane fatica lo fece star male provocandogli una febbre che in breve tempo lo uccise. Siamo nel luglio del 1610 quando morì, sulla spiaggia di Feniglia, a soli trentotto anni.
Maria Celeste Cipolla
