William Turner cenni storici

Pubblicato il 28/02/2018

 

William Turner: “l’ultimo olio che ha dipinto prima che la sua nobile mano ha dimenticato la sua astuzia“. Il critico d’arte John Ruskin, ha descritto questo quadro così. È la ripresa di un precedente quadro dove è evidente la sua preoccupazione per il mare. Visione pessimistica sull’azione umana e la falsità della speranza, simboleggiate dall’arcobaleno e dalla boa sottostante del relitto.

 

William Turner, artista londinese, è stato un pittore della luce e dell’acqua, soprattutto studiò il comportamento che, questi due elementi naturali, assumono quando vengono a contatto.

 

 

 

William Turner, paesaggista romantico, acquerellista e critico d’arte, nasce nei pressi di Londra nell’aprile del 1775 in una famiglia umile. In seguito alla morte della sorella minore, sua madre, inizia a star male mentalmente. Turner viene mandato da uno zio in una cittadina vicino Londra. Tutte e due le cittadine, si affacciano sul Tamigi. Acqua, che lo ispira e incomincia ad interessarsi di pittura scoprendosi un talento naturale.

Disegna piccole opere che il padre espone nel suo negozio di barbiere. Frequenta la Royal Accademy a soli quindici anni. Inizia a lavorare per alcuni giornali come illustratore, viaggiando molto per raccogliere schizzi. I soggetti sono cattedrali, ponti e città. Studia i dipinti esposti al Louvre. I suoi punti di riferimento sono le figure di Poussin e lorrain.

Viaggia in Italia, conosce Rembrandt. Nonostante la sua vita di vagabondo, ebbe un’amante, Sarah Danby, dalla quale ebbe due figlie. Vivevano separati perché il pittore rimase con suo padre finchè morì. Non si sposò mai.

Con il passare degli anni, diventa piuttosto eccentrico, ha pochi amici, ed è soggetto ad attacchi di depressione. Fu malato e solo. Durante i deliri, gli pareva di sentire le grida della madre che lo chiamava dal manicomio in cui era internata e dove vi morì. I suoi sensi di colpa per averla abbandonata, non andava mai a trovarla, aumentarono la depressione che, negli ultimi tempi della sua vita, lo facevano stare molto male. Ebbe un momento di grave malattia in cui la febbre cercò di portarselo via, ma si riprese. Ancora malato, continuava a dipingere e, quando incontrava un giovane artista, la prima cosa che gli guardava, erano le mani. Diceva al malcapitato: “tu non sei un artista, le tue mani non sono incrostate di colore“.

Tra i pittori romantici inglesi, è quello che coglie maggiormente la grandiosità e la maestosità della natura e lo smarrimento dell’uomo di fronte ad essa. Il colore è, per lui, pura luce, non come riflesso sugli oggetti, ma come autonoma entità atmosferica. Totalmente libero, usa pennellate curve e avvolgenti per aumentare anche il movimento e i paesaggi annullano la consistenza degli oggetti facendo posto allo spettatore che si immerge all’interno del quadro diventandone protagonista. In: “tempesta di neve, 1842“, è rappresentata la forza della natura quando si scatena in una tempesta di neve nel mare. Questa travolge la nave che appena si intravede nel mare. Il mare è un soggetto amatissimo dell’artista inglese e nessuno ha dipinto i mari nordici come ha saputo farlo lui. Abbandona completamente ogni rappresentazione figurativa senza preoccuparsene.

È totalmente libero, quasi sfiora l’astratto anticipando i tempi e, naturalmente, viene stroncato dalla critica. Nel 1800 era già famoso. L’intenzione della pittura, era quella di documentare le forme, la materia, per Turner e i suoi amici romantici come Blake, Constable e Friedrich, gli strumenti da utilizzare erano l’immaginazione e l’espressione individuale. Questi sentieri di dissoluzione della natura nella luce, incontreranno il  favore di Claude Monet. Il soggetto dei suoi quadri è il sublime, tanto caro a Kant, che rappresentava la natura nella sua grande esplosione, le tempeste. Dimostrò grande conoscenza degli studi sui colori di Newton e di quelli di Goethe. Nella maturità, diminuiscono i dettagli, aumentando le suggestioni atmosferiche e arrivando a suggerire anche il “non finito“.

Muore nella sua casa a Chelsea il dicembre del 1851 e viene sepolto, per suo desiderio, nella Cattedrale di san Paul, città di Londra, Regno Unito, accanto a Joshua Reynolds, pittore inglese e fondatore della Royal Academy.

Maria Celeste Cipolla