Maria Celeste Cipolla

Pubblicato il 26/02/2018

 

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE “LA LESTRA” PALAZZO BRUSCHI

TARQUINIA – Via Umberto I

PATROCINIO: ASSESSORATO ALLA CULTURA DI TARQUINIA

dal 26 agosto al 3 settembre 1989

Se la pittura di Maria Celeste Cipolla è forte e intensa, c’è un messaggio che attraverso la ricerca formale s’impone nella complessità del linguaggio pittorico. La forma per l’artista è un pretesto, è ciò che “cattura” l’attenzione, e se con essa si stabilisce un contatto è con il colore che si definisce il messaggio vero e proprio. La forma attraverso il colore si distrugge, per riemergere più incisiva nella estrema espressività attraverso la luce che nasce da un contrasto di colori opposti nella assenza di chiaroscuri.

Forma e colore divengono tutt’uno, emanazione di grande forza, per un messaggio vitale ed esplosivo. La scelta delle tematiche è emblematica: dalla condizione dell’artista oggi alla violenza sessuale, alla distruzione della natura e, in una dimensione più universale, la percezione di una realtà in profonda decadenza che ha un’urgente bisogno di rinnovarsi. Maria Cipolla come artista è fino in fondo parte delle sue opere; esse vogliono essere denuncia e provocazione contro la non-cultura, contro quel “l’artista non ha più nulla da dire”.

C’è ancora molto da fare, c’è la necessità di una nuova realtà che parte proprio, come una promessa, da quella intensa espressività dei suoi ritratti, da una drammaticità che è insieme denuncia e convinzione che l’arte e i compiti dell’artista non sono esauriti; lei stessa dice ” Sono sempre partita dalla realtà, non ho mai inventato niente. L’arte del nostro secolo ha più che mai vissuto l’urgenza di inserirsi direttamente nella realtà, accettando la sfida con coraggioso sperimentalismo, curiosità insaziabile, giocosa inventiva”.

Rigorosamente gestuale, nell’amore per l’immediatezza del disegno dal vero, mai mnemonico, l’artista rappresenta contro “il bello” accademico, “il brutto che fa male come la realtà”, esasperando forma e contenuto in una risultanza di grande impatto emotivo che invita alla ricerca, a leggere tra le righe un messaggio mai scontato e profondamente vitale. Un’arte complessa quindi, di grande spessore che ha un preciso intento che parte dalla realtà  e vi torna stabilendo un contatto attraverso la riscoperta di tutto un modo interiore, dell’uomo, che parla con toni esasperati nel bisogno urgente di riscoprirsi.

Non è quindi solo la ricerca formale che impone uno studio attento dell’opera di Maria Cipolla, ma quell’aspetto “semantico” di cui il linguaggio pittorico è intriso che non lascia spazio alla pura osservazione agnostica. C’è bisogno di questi artisti, c’è bisogno di riscoprire l’uomo in tutta la sua complessità così come lei ce ne parla: Siamo arrivati ad un baratro, dal quale dobbiamo uscire al più presto.

Pensiamo a come affiorò la vita da quel caos primitivo e lavoriamo affinché il miracolo si ripeta. Poniamo di nuovo l’uomo come protagonista dell’universo; disegniamolo di nuovo come fece Leonardo iscrivendolo nelle perfette forme del cerchio e del quadrato a simbolo della perfezione dell’intero cosmo”.

(LAURA CIUCCI)