La mia magia

Penne colorate e tempera su tela. (M. C. C.)
Ecco l’incertezza
L’incostanza di un significato
Forse che quel dolce generi amarezza
Per la delusione di un certificato
Potrebbe essere nascosto
In mille posti o sospeso nella ragione
È un sentimento corrisposto
È una calda disillusione
Incastonato come un rubino
Nel disegno perfetto dell’umano scibile
È un segno divino
È un geroglifico incomprensibile
Disinvolta confusione
Tra aromi di orientale fragranza e origami
Loro almeno hanno bisogno di una definizione
Io non so nemmeno come ti chiami
Vedrai cosa accadrà un giorno
Il sacro ghiaccio alimentare il fuoco
E quando capiterà mi piacerebbe essere lì intorno
Benché, lo so, durerà troppo poco
Una folata, un tocco che vola leggero
Come un’armonia sussurrata dal vento
Conosci la destinazione del mio pensiero
Che ora è gioia, non più lamento
Oggi intuisco il sentiero che percorrerai
Poiché infinite volte l’ho cercato
E forse presto immaginerai
Le mille volte che ho tentato
Era colorato, di un colore diverso
Da quello dipinto nei miei occhi
Era l’azzurro di un mare sommerso
Era neve che cadeva a fiocchi
Mi accorsi solo allora di quelle distorsioni
Muovevano nel cielo tentando di imbrogliarci
Pretendevano delle forti impressioni
E invece bastavano due sguardi per emozionarci
Infine, era la costanza di un significato
Cercata in quella musica divenuta mia
E tu ne fosti incantato
Tu che sei sempre stato la mia magia
(Maria Celeste Cipolla)
